La cappella della Madonna del Pilerio nel Duomo di Cosenza
La cappella della Madonna del Pilerio nel Duomo di Cosenza — foto: Sailko · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Nel Duomo di Cosenza c'è una cappella dove i cosentini entrano anche solo per un saluto veloce. Custodisce l'icona della Madonna del Pilerio, protettrice della città e dell'arcidiocesi di Cosenza-Bisignano. Per capire Cosenza, la sua storia e il suo modo di stare insieme, questa immagine è un buon punto di partenza.

L'icona e il suo nome

L'immagine della Madonna con il Bambino è un'icona di tradizione bizantina, datata al XII secolo. Dal 1607 si trova in una cappella costruita appositamente all'interno della cattedrale, voluta per accogliere meglio il flusso dei fedeli.

Sul nome ci sono più spiegazioni. La più citata lo collega a piliero, cioè pilastro, e un arcivescovo di Cosenza l'ha spiegato così: la Madonna come "pilastro" della fede dei cosentini, che ha favorito e protetto la città. Un'altra ipotesi lo fa derivare da un termine greco che indica la custode della città. In entrambi i casi, il senso è quello di una presenza che protegge.

La peste del 1576 e il terremoto del 1854

La devozione si lega soprattutto a un episodio del 1576, quando una grave epidemia di peste colpì Cosenza. Secondo la tradizione, una persona in preghiera davanti all'icona notò sul volto della Madonna il segno di un bubbone, come se avesse preso su di sé il male della città. Da quel momento, racconta la memoria popolare, il contagio cominciò a regredire. Il segno sulla guancia è ancora oggi uno dei dettagli che i fedeli osservano con più attenzione.

Il secondo momento chiave è il terremoto del 12 febbraio 1854: nonostante la violenza delle scosse, le vittime furono relativamente poche, e la città attribuì la salvezza alla protezione della Vergine. Da qui la data della festa patronale, che si celebra appunto ogni anno il 12 febbraio.

Come si vive la festa

La festa è preceduta da una novena di preghiera. Il giorno del 12 febbraio, in cattedrale, si celebra la messa solenne con l'offerta dei ceri e la presenza delle autorità cittadine; nel pomeriggio la processione attraversa le strade del centro storico seguendo il percorso tradizionale, presieduta dall'arcivescovo. È un momento in cui la Cosenza vecchia si riempie di persone di ogni età, e i vicoli intorno al Duomo tornano a essere il cuore della città.

Anche chi non è credente può trovarci qualcosa: la partecipazione, i canti, il senso di comunità di una città che ricorda insieme le sue prove più difficili.

Il Duomo che custodisce l'icona

Vale la pena dedicare tempo anche alla cattedrale stessa. Il Duomo di Santa Maria Assunta sorge sul luogo di una chiesa più antica, distrutta dal terremoto del 1184, e fu consacrato nel 1222 alla presenza dell'imperatore Federico II, che donò alla città una preziosa croce reliquiario, la Stauroteca, opera di orafi palermitani. Nell'edificio si leggono fasi romaniche, gotiche e barocche, e dal 2011 l'UNESCO lo riconosce come "Patrimonio testimone di una cultura di pace". Visitarlo in un giorno qualunque, con calma, aiuta a capire perché la festa di febbraio sia così sentita.

Prima di andare. La festa cade ogni anno il 12 febbraio, ma orari delle celebrazioni, percorso della processione e iniziative collaterali sono fissati di anno in anno: verificate il programma sui canali dell'Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano e del Comune di Cosenza.

Febbraio tra città e montagna

Febbraio in Presila è freddo ma spesso limpido: dalla casa di San Pietro in Guarano la vista sulla vallata e su Cosenza è particolarmente nitida nelle giornate di tramontana. Il centro storico e il Duomo sono a circa 16 km, circa 25 minuti in auto, e la casa ha il riscaldamento, comodo per rientrare dopo la processione. Chi ama la neve può abbinare la festa a una giornata in Sila: Camigliatello è a circa mezz'ora. Ne parliamo nell'articolo sull'inverno in Sila.

Cosenza in inverno, dormendo in Presila

Una casa riscaldata con vista su Cosenza, a circa 25 minuti dal Duomo: la base giusta per la festa della patrona e per la neve in Sila.